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L'invenzione del mare

a cura di Marco Montruccoli

spiaggia di Marina nel 1900Va ad un serissimo medico inglese, Richard Russell, il merito di aver "inventato il mare". Cioè di aver – con un trattato scritto in latino – attestato scientificamente nel 1750 la salubrità delle acque marine. Probabilmente i primi ad emularlo furono solo gli austeri membri della Royal Society, seguiti nel tempo da un pugno di sovrani e nobili, che da Biarritz alle coste meridionali britanniche si immergevano vestiti di tutto punto… Non sapeva il dottore di aver dato vita invece ad un vero e proprio fenomeno di massa, che si diffuse in tutta Europa.
A Rimini il primo stabilimento balneare fu realizzato nel 1843.
A Marina di Ravenna (fino al 1930 si chiamava Porto Corsini) si dovette aspettare il 7 luglio 1872, quando una società di maggiorenti ravennati, presieduta da Ferdinando Rasponi, diede corpo all'idea imprenditoriale. Si trattava di due capannoni verdi e gialli su palafitte - uno riservato agli uomini, l'altro alle donne - e di una serie di camerini.
Anche allora c'erano i pendolari: i primi turisti viaggiavano su "batane" – l'Anita Garibaldi, la Crimea e la Catalana -, che percorrevano il Candiano trainate da cavalli.
6.500 bagni all'anno. Era come andare alle terme, commenta Pericle Stoppa, autore del libro "Porto Corsini-Marina di Ravenna una storia". Nello "stabilimento balneario" (costruito dove attualmente sorge l'incrocio tra le vie Vecchi e Thaon de Revel) era presente un ispettore che faceva rispettare i tempi "di immersione" – 40 minuti – e vigilava sulla moralità dei bagnanti e sulla loro separazione: per decenza, si scendeva in acqua attraverso una botola ricavata sul pavimento. La Società proprietaria fece di questo rigore un motivo di vanto (assieme al numero di bagni "totalizzati", 6500) al momento di chiedere un contributo in denaro al Comune, per la stagione successiva. "A difesa delle Fanciulle", annotano fieri i proprietari, non "doverono intervenire le fruste per iscacciare li mascalzoni indiscreti"... Happy hour d'altri tempi.
Nei decenni successivi la balneazione a Marina trovò la sua definitiva consacrazione. La famiglia Mingozzi, subentrata nella gestione dello stabilimento – chiamato Adriatico - , apportò nel primo dopoguerra notevoli migliorie. Scompare la distinzione tra uomini e donne durante i bagni. Non solo: in una "rotonda sul mare" in cemento venivano organizzati pomeriggi danzanti. L'accesso per le ragazze era gratuito mentre i ragazzi dovevano pagare tre "franchi" per avere diritto a dieci balli.
Nel 1927 la località ottenne il riconoscimento di stazione balneare. Sei anni dopo venne inserita nella guida del Touring. In questo periodo nacquero nuovi bagni come il Maddalena (diventato dieci anni dopo Lido). La rinascita del secondo dopoguerra coinvolse anche le "oasi" sulla spiaggia: a partire dalla palizzata verso sud, quelli più frequentati erano il bagno Zaira, Rosetta, Nello (poi Gloria), Guido, Olimpia, Emilia, Dino (poi Lorena), Adriatico, Ezio, Sirena, Soprano, Ulisse, Mokambo, Lido, Nello, Urbano e Italia. Nomi proprio di altri tempi se paragonati a quelli di oggi, ispirati invece ad atmosfere lontane. Simile, ad occhio e croce, la voglia dei bagnanti di passare qualche "ora felice" in riva al mare.



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