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Breve storia di Marina di Ravenna

faroNel 1737 al fine di evitare ulteriori inondazioni alla città di Ravenna viene modificato il corso dei fiumi uniti Ronco e Montone e fatto confluire nel canale Panfilio alla cui foce funzionava il porto Candiano. L'esigenza di dotare Ravenna di un nuovo scalo marittimo è interpretata dal cardinale Giulio Alberoni, a quei tempi legato pontificio in Romagna, e sostenuta da papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini di Firenze. Il sito più idoneo per l'imbocco dello scalo (in seguito intitolato allo stesso pontefice) è individuato a nord della città, nella grande insenatura della Baiona, dove esiste da tempo un modesto approdo alla foce di un grosso canale di scolo chiamato Fossina. In quel luogo (identificabile nella zona in cui si eleva il Capanno Garibaldi) funziona da molti anni un vero e proprio mercato del pesce, favorito dai monaci di S. Vitale, proprietari delle aree costiere a nord di Ravenna.
Per rendere agibile il porto Corsini sono necessari lavori di adattamento, fra innumerevoli difficoltà ed ostacoli, legati soprattutto all'incessante recedere del mare che in pochi anni porta la linea di costa a colmare l'insenatura della Baiona. Ciò induce la Comunità (il Comune) e la famiglia Cavalli - titolari e gestori di prerogative e servizi sul porto - a costruire sempre nuovi edifici per seguire il progressivo spostamento verso nord-est dell'imboccatura del porto Corsini.
Nel 1764 la Comunità costruisce il Casone di Sanità, noto in seguito come "Fabbrica Vecchia", mentre i marchesi Cavalli nel 1881 erigono un edificio chiamato "Marchesato".
Sul piano commerciale il porto, nonostante i lavori di miglioramento nel suo percorso, fino alla darsena realizzata in città, stenta a decollare, come si rileva dalla testimonianza di un viaggiatore datata 1787: "un portuccio sparso nella limosa palustre spiaggia marina, angustissimo e mal provveduto di comodi di sanità e commercio... e quale più importa, deserto e con piccolissimo numero di bastimenti, più da pescagione che mercantili...". In effetti l'attività principale che si svolge sul porto è quella della compravendita di pesce fra pescivendoli ravennati e pescatori d'alto mare provenienti da Chioggia, ma anche da Rimini e Venezia.
Sul posto esercitano due osterie: la prima appartenente alla Comunità e quindi posta alla Fabbrica Vecchia, l'altra dei Cavalli collocata all'interno del Marchesato. Le due attività sono in perenne contrasto e concorrenza nell'offrire i servizi ai "paroni" con lo spaccio ed il ricovero per gli equipaggi dei pescherecci.
Dopo il periodo napoleonico, durante il quale i Cavalli vengono espropriati di ogni funzione e privilegio sul porto, il restaurato governo pontificio emana un regolamento per la disciplina delle attività portuali, in gran parte riferito al mercato di prodotti ittici che, nel piazzale della Fabbrica Vecchia, risulta sempre attivo ed operante. Questa realtà non sfugge al nuovo legato di Ravenna Agostino Rivarola il quale, nel 1824, dopo pochi mesi dal suo arrivo, ordina la costruzione di una strada (la famosa strada d'Alaggio) che, costeggiando il percorso del canale Corsini dalla Darsena fino al mare (oltre 10 chilometri) consentirà di raggiungere la zona del mercato anche per via terra. Successivamente lo stesso legato induce il governo pontificio a finanziare la costruzione di ben 20 abitazioni da assegnare in uso gratuito ad altrettante famiglie di pescatori disposte a "fissare il loro stabile domicilio in questo Porto...".
L'intenzione è quella di "incoraggiare la pesca nazionale nel porto Corsini" evitando di dover acquistare i prodotti ittici da "individui stranieri, quasi tutti del regno Lombardo Veneto" così riferendosi ai pescatori chioggiotti. Di abitazioni ne vengono costruite soltanto otto, abbinate fra loro, e per questo chiamate in seguito "Case Lunghe". In esse si insediano, fin dal 1836, i primi abitanti in un nuovo agglomerato che assume spontaneamente il nome di "borgata di Porto Corsini".
La località ottiene una sorta di ufficializzazione dopo pochi anni con l'invio di un "cappellano stabile" (1845) e la costruzione di una chiesetta (1857).
Con l'unificazione nazionale cresce l'interesse allo sviluppo del porto: si costruisce un nuovo faro (1863) e nello stesso edificio trova sede la Capitaneria di Porto che, in tal modo, lascia la Fabbrica Vecchia, ormai lontana oltre un chilometro dall'ingresso del porto-canale a causa del continuo arretramento del mare. Da allora quell'imponente edificio ed il Marchesato perdono le antiche funzioni e divengono veri e propri condomini per alloggiare le famiglie di pescatori e braccianti desiderosi di trasferirsi a Porto Corsini in cerca di lavoro.
Nel frattempo nella modesta economia locale si inserisce l'esercizio della balneazione: nel 1871 viene costituita a Ravenna la "Società Balnearia" la quale, l'anno successivo, impianta sulla spiaggia di Porto Corsini uno "stabilimento balneario". Da allora la località diviene meta preferita di numerosi "bagnanti", non solo ravennati, favoriti da un servizio di trasporto via canale per mezzo di grosse batane trainate da cavalli, in seguito sostituite da più veloci e comodi "vaporetti".
Sul posto funzionano tre osterie con cucina a base di pesce: luoghi caratteristici dove inevitabilmente si concludono le memorabili "gite di piacere" raccontate da Lorenzo Stecchetti.
Nonostante il nuovo impulso all'inizio del secolo scorso l'abitato è ancora molto modesto e solo nel 1904 può dirsi risolto l'annoso "caso Pergami-Belluzzi" (che tanto aveva nociuto allo sviluppo di Porto Corsini) così da consentire un riordino regolare del suo territorio.
Nel 1905 viene promossa la pineta demaniale (Legge Rava), nel 1909 viene approvato un Piano Regolatore in grado di mettere ordine allo sviluppo del paese e dopo due anni il Comune istituisce un servizio di traghetto con barca per il trasporto di cose e persone fra le due sponde del canale, visto che anche nella sua sinistra è sorto un piccolo insediamento abitativo.
Durante la Grande Guerra il porto viene chiuso alle attività mercantili e a Porto Corsini, divenuta "piazzaforte" dell'Adriatico, sono di stanza, oltre ad una nutrita guarnigione, diversi mezzi di assalto ed una base di idrovolanti. Il primo colpo di cannone viene sparato da un incrociatore Austriaco che, allo scoppio della guerra, si presenta all'imboccatura del porto, insieme ad altre unità minori. Nella breve battaglia che segue vengono danneggiate diverse costruzioni e purtroppo si registra anche il primo caduto.
Nel dopoguerra diversi interventi migliorano le condizioni e le prospettive economiche e sociali del paese. Merito principale di tale processo spetta al podestà di Ravenna Celso Calvetti (il Sindaco di quei tempi). Questi approva il definitivo assetto urbano della località, che consentendone una crescita ordinata le conferisce un'impronta di ampio respiro e rara bellezza. Tali sensazioni si rilevano leggendo la famosa poesia Dora Markus scritta dal premio Nobel Eugenio Montale. In essa il Poeta si immerge con ineguagliabile liricità in un racconto descrittivo della Porto Corsini di allora, che egli visitò prima del 1926, in una "primavera inerte e senza memoria" calcando le assi della "palizzata" posta a protezione dell'ingresso del porto-canale. Il piccolo paese che si stava ampliando sulle sponde del Candiano (con questo termine i ravennati hanno sempre inteso riferirsi ai vari scali marittimi costruiti nei secoli a servizio della città) dovette restare particolarmente impresso nella mente del Poeta che qui immaginò e descrisse il suo fantastico incontro con la misteriosa figura di Dora Markus.
Nel 1930 iniziò uno straordinario periodo di crescita e sviluppo per Porto Corsini, che proprio in quell'anno si vede modificare il nome in "Marina di Ravenna", considerato più "turistico".
Il mercato del pesce, gestito direttamente dal Comune, registra anno dopo anno un fortissimo incremento tanto da essere definito, sulla stampa inneggiante le opere del regime, "uno dei meglio attrezzati d'Italia".
Sempre per iniziativa pubblica si provvede a fornire la località di un servizio di approvvigionamento idrico, si costruisce un albergo in stile liberty (il Grand' Hotel Pineta), un vasto fabbricato ad uso colonia marina capace di ospitare oltre 600 bambini per turno, uno stabilimento balneare in muratura funzionale e signorile ed un'imponente struttura per l'attività del mercato del pesce, divenuto ormai uno dei più importanti dell'intero Adriatico.
Con la seconda guerra mondiale gran parte del paese viene distrutta: il vecchio faro, la chiesetta, il grande albergo, il bagno Lido e numerose abitazioni.
Il dopoguerra è segnato dalla ricostruzione e dalla crescita del movimento turistico, favoriti dal mutato quadro politico e sociale.
In pochi anni gli esercizi alberghieri (soprattutto piccole pensioni) superano le quaranta unità e quasi tutte le famiglie praticano l'attività di affittacamere nei mesi estivi. Anche la pesca ed il mercato del pesce mantengono un positivo andamento, almeno fino all'inizio degli anni '60 quando a Ravenna si impone un forte sviluppo portuale ed industriale favorito dall'accesso a nuove fonti energetiche e dal diffondersi di nuove tecnologie.
Con la costruzione della Sapir, società per la promozione del porto, viene redatto un progetto per rendere accessibile il porto di Ravenna ai grandi traffici commerciali mediante l'allargamento dei moli guardiani (chiamati ancora "palizzate" nonostante il legno sia stato sostituito dal cemento armato), l'apertura di nuove darsene in località S. Vitale e la realizzazione di due dighe foranee lunghe oltre 2.500 metri.
La scoperta di giacimenti di metano nel sottosuolo ravennate rende disponibile una nuova fonte energetica ed una materia prima da cui produrre importanti composti chimici: nasce il grande impianto petrolchimico Anic, mentre l'Agip individua altri rilevanti giacimenti nel mare antistante Marina di Ravenna che diventa così la più importante base mediterranea dell'industria off-shore.
Le nuove occasioni di lavoro e le opportunità di crescita legate alle attività portuali ed industriali affievoliscono sempre più il settore della pesca ed il mercato del pesce registra un progressivo ed inesorabile impoverimento. Anche l'esercizio turistico a partire dagli anni '70 segna il passo: diversi alberghi sono trasformati in più redditizi condomini. Ciò nonostante Marina di Ravenna cresce ed assume rapidamente le caratteristiche di una moderna e servita cittadina immersa nel verde.
In quest'ultimo decennio registra una nuova ripresa della sua funzione turistica in gran parte legata all'ampio arenile, all'ambiente naturale, alla gastronomia, ai locali per il divertimento e soprattutto alle prospettive della nautica da diporto con il progetto Marinara.
Oggi Marina è un centro turistico "alla moda" che, pur vivendo i problemi e le contraddizioni che segnano tutti i processi di crescita, si appresta a vivere un luminoso futuro, in gran parte già iniziato.

(a cura di Pericle Stoppa)


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