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Una strada in mezzo al mare

a cura di Danilo Montanari

Palizzata Porto CorsiniStrano, ma non siamo mai stati un popolo di marinai noi di Marina.
Forse per la storia recente rispetto ad altre città cresciute sull'acqua, per una cultura diversa che tutto sommato quadrava più alla campagna o al massimo si avventurava nelle valli, che altro non sono che campagne allagate.
Forse perché per navigare occorrono mezzi e noi siamo stati povera gente fino a pochi decenni fa. Eppure l'attrazione del mare, la pulsione di avventurarsi a poco a poco ha trovato modo di esprimersi con queste piccole poi sempre più lunghe "passeggiate in mezzo all'acqua".
La palizzata prima e il molo (la diga) poi hanno idealmente realizzato un sogno e nel corso del tempo hanno visto modificarsi usi e costumi, comportamenti sociali, abitudini. Marina non ha, non ha mai avuto una "Piazza", o intendiamoci ampi spazi sì, ma non vissuti come luogo di incontro, di ritrovo, di confronto della vita sociale. Questo luogo invece, la vera piazza, è il molo, a volte surrogato nei giorni di eccessiva calura dall'altra straordinaria passeggiata nel vialetto della pineta.
La "palè" ai primi del novecento era appunto costruita su intricate palafitte di legno che sostenevano un tavolato, ci si passeggiava vestiti anche d'estate; solo ai pescatori era consentito dall'uso del tempo coprirsi come capitava. E la passeggiata si sa non era cosa da tutti.
A partire dagli anni trenta, con la nuova lottizzazione del paese, la costruzione del lungomare e delle villette, Marina conosce un nuovo sviluppo, non solo urbanistico, ma anche e sopratutto culturale. Ed è proprio in quegli anni che la palizzata diventa un punto di riferimento irrinunciabile per la gente del posto.
Cominciano così le esibizioni e i virtuosismi, le gare di nuoto, i tuffi eseguiti con eleganza ed ardimento, prende piede l'usanza fino ad allora pressochè ignorata, di abbronzarsi e di mostrarsi in costume prima interi poi via via più succinti. Il luogo viene cantato nei versi ormai famosi di Eugenio Montale e citato da Pierpaolo Pasolini in una sua corrispondenza di viaggi.
Con gli anni il boom economico e in conquistato benessere di massa il molo si popola alla domenica di folle straboccanti (e infatti ogni tanto qualcuno cade nel canale), Basti vedere le cartoline dell'Epoca, sembrano cortei. Intere famigliole con la radiolina a transistor, conquista tecnologica e segno di distinzione sociale, un po' come il telefonino dei nostri giorni.Nei primi anni sessanta a fare concorrenza alla "palè" sempre più provata dagli anni dell'usura, con il cemento cha dà segni di cedimento, inizia la costruzione della "diga".
L'impatto con la nuova lunga strada in mezzo al mare dapprima è timido, la gente di Marina è abituata da decenni alla palizzata e si sa le abitudini sono dure a morire. In principio sono i pescatori ad approfittare della nuova opportunità, quasi tre chilometri di "postazioni" non sono cosa da tutti i giorni, poi pian piano, siamo un popolo diffidente, ci si avventura. Lunghe passeggiate in bicicletta, poi a piedi quando avanza la moda salutistica e si deve stare in forma.
Questa protezione di sassi, massi e cemento nell'Adriatico ha modificato nel tempo anche il nostro atteggiamento culturale, troppo tardi per una civiltà di pescatori, ma ancora in tempo per una vocazione alla marineria da di porto, per un recupero dei valori della tradizione marinara, perchè nel mare c'è ancora tanta strada da fare.
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