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Una strada in mezzo al mare

Diga Marina di RavennaStrano, ma non siamo mai stati un popolo di marinai noi di Marina. Forse per la storia recente rispetto ad altre città cresciute sull’acqua, per una cultura diversa che tutto sommato guardava più alla campagna o al massimo si avventurava nelle valli, che altro non sono che campagne allagate.
Forse perché per navigare occorrono mezzi e noi siamo stati povera gente fino a pochi decenni fa. Eppure l’attrazione del mare, la pulsione di avventurarsi a poco a poco ha trovato modo di esprimersi con queste piccole poi sempre più lunghe “passeggiate in mezzo all’acqua”. La palizzata prima e il molo (la diga) poi hanno idealmente realizzato un sogno e nel corso del tempo hanno visto modificarsi usi e costumi, comportamenti sociali, abitudini. Marina non ha, non ha mai avuto una “piazza”, o intendiamoci ampi spazi si, ma non vissuto come luogo di ritrovo, di confronto della vita sociale. Questo luogo invece, la vera “piazza”, è il molo, a volte surrogato nei giorni di eccessiva calura dall’altra straordinaria passeggiata nel vialetto della pineta.
La “palè” ai primi del novecento era appunto costruita su intricate palafitte di legno che sostenevano un tavolato, ci si passeggiata vestiti anche d’estate; solo ai pescatori era consentito dall’uso del tempo coprirsi come capitava. E la passeggiata si sa non era cosa da tutti. A partire dagli anni trenta, con la nuova lottizzazione del paese, la costruzione del lungomare e delle villette, Marina conosce un nuovo sviluppo, non solo urbanistico, ma anche e soprattutto culturale. Ed è proprio in quegli anni che la palizzata diventa un punto di riferimento irrinunciabile per la gente del posto.Cominciano così le esibizioni e i virtuosismi, le gare di nuoto, i tuffi eseguiti con eleganza ed ardimento, prende piede l’usanza fino ad allora pressoché ignorata, di abbronzarsi e di mostrarsi in costumi prima interi poi via via più succinti. Il luogo viene cantato nei versi ormai famosi di Eugenio Montale e citato da Pierpaolo Pasolini in una sua corrispondenza di viaggio. Con gli anni del bomm economico e in conquistato benessere di massa il molo si popola alla domenica di folle straboccanti (e infatti ogni tanto qualcuno cade nel canale), basti vedere le cartoline dell’epoca, sembrano cortei: Intere famigliole con la radiolina a transistor, conquistata tecnologia e senso di distinzione sociale, un po come il telefonino dei nostri giorni. Nei primi anni sessanta a far concorrenza alla “palè” sempre più provata dagli anni dell’usura, con il cemento che dà segni di cedimento, inizia la costruzione della “diga”. L’impatto con la nuova lunga strada in mezzo al mare dapprima è timido, la gente di Marina è abituata da decenni alla palizzata e si sa le abitudini sono dure a morire. In principio sono i pescatori ad approfittare della nuova opportunità, quasi tre chilometri di “postazioni” non sono cosa da tutti i giorni, poi pian piano, siamo un popolo diffidente, ci si avventura. Lunghe passeggiate in bicicletta, poi a piedi quando avanza la moda salutisti e si deve stare in forma.
Questa protezione di sassi, massi e cemento nell’Adriatico ha modificato nel tempo anche il nostro atteggiamento culturale, troppo tardi per una civiltà di pescatori, ma ancora in tempo per una vocazione alla marineria da diporto, per un recupero dei valori della tradizione marinara. Oggi la “diga” è parte integrante del nostro paese a tutti gli effetti, non solo per noi ma lo è diventata, negli anni, per migliaia di nMarinaraostri ospiti della domenica o in vacanza, un’esperienza irrinunciabile. Non esiste poi forma di relax più completa e rigenerante per il “fitness” d’una passeggiata, a piedi o in bici, fare jogging, bighellonare ore e ore accoccolati aspettando che qualche pesce abbocchi all’amo, oppure perche no, sdraiati sotto il sole sui caldi massi bianchi come lucertole.
La “diga” per Marina è anche un vero e proprio “sightseeing” della nostra baia dove alloggiano “Marinara” e i Circoli Nautici, con le loro centinaia di barche, vele e yacht un vero spettacolo. La vista continua con il bianco Faro, l’immensa dorata e sterminata spiaggia, la verdeggiante pineta che le fa corona fino all’orizzonte tra cielo e un mare, calma piatta o tempestoso, è comunque sempre una forte emozione vedere questo suggestivo mosaico di verde, azzurro e oro a perdita d’occhio che di notte tra stelle, luci, riflessi sull’acqua e pleniluni diventa vera magia.


(tratto da Giorni d'Estate 2006)



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